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Il crepuscolo di arcadia

Il pianto delle muse – trilogia  (teatro,2012/2015)

  

Il crepuscolo di arcadia (2015)

È la summa di un pensiero e di una pratica artistica perseguita con passione e caparbietà, compendio illuminante di una costante ricerca della bellezza da inseguire e restituire, che affonda mente e cuore nel mondo classico, nella sua nostalgia, ma che non è rassegnazione di un mondo perduto. Il Crepuscolo di Arcadia segna per Marco Filiberti un ulteriore tappa del suo percorso d’autore e regista, orientato ad una pervicace affermazione della Bellezza salvatrice del nostro tempo. In questo dramma epico-pastorale sulla morte del desiderio nella nostra società, Filiberti crea in grande, all’insegna della spettacolarità. Rievoca miti e storia, richiama déi, satiri, poeti, eroi e letterati. Sul palcoscenico rialzato che copre l’intera platea del Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve – dove la pièce ha debuttato – ravvicinando così gli spettatori sui soli palchetti, egli convoca uomini natura e cose in un’unica landa desolata immersa via via in cieli plumbei poi stellati, tra fuochi e apparizioni, esplosioni e visioni incantatrici. Qui, tra le rovine di un teatro trovano rifugio un gruppo di giovani scampati a un disastro apocalittico che decidono di mettere in scena, a modo loro, quello che sta accadendo nel mondo.  … L’incipit dall’Iliade «Canta Musa divina, l’ira rovinosa d’Achille …», e la maledizione di Calliope all’«empissima razza» umana «imbarbarita dall’assenza di ogni grazia», dà l’avvio al racconto …    Con una scrittura aulica, unico linguaggio capace di sopravvivere ancora nella terra di mezzo all’avanzare della degenerazione, Filiberti ci immerge in un viaggio affascinante, teso alla trasfigurazione …  Filiberti ironizza sui vezzi del teatro d’oggi e denuncia la sua delegittimazione … colpi di scena si susseguiranno sino al finale leopardiano «Dimmi,o luna:ove tende questo vagar mio breve,il tuo corso immortale?» con la voce fuori campo dello stesso Filiberti che suggella il suo pensiero davanti alla coppia Natanaele e Brunilde mentre si avviano verso l’immensità cosmica. Panteismo e manierismo, favola e cosmogonia convivono in un disegno scenico e drammaturgico nel quale Filiberti attinge a suggestioni tratte da Ovidio, Shakespeare, Keats, Woolf, Williams e Garcia Lorca, e, naturalmente, dal Tasso dell’Aminta; cita formalmente la pittura del Seicento nelle pose e nelle danze; e per le musiche setaccia mirabilmente Monteverdi, Mozart, Wagner, Debussy, Stravinskij, Arvo Part, Hirsta, Glass, Max Richter. Un concorso di attori ineccepibili (impossibile citare tutti, ma almeno Filippo Luna, Luigi Pisani, Giuseppe Lanino, Giulia Galiani, Gabriele Vanni) votati a un disegno registico altamente espressivo, ciascuno in un ruolo e in una funzione connessa, di grande  resa corale, ha reso possibile questa creazione da annoverare come   un vero e proprio evento artistico di teatro totale.  IL SOLE 24 ORE.COM

E’ finita l’Arcadia, zona dell’esistere più che luogo fisico, in cui Amore e Poesia, voci della Bellezza, erano vita del cosmo intero, di uomini, natura e cose? Marco Filiberti nel suo Crepuscolo di Arcadia … se lo chiede. E ce lo chiede, perché questo spettacolo in due atti è un universo di danza, recitazione, musica, cinema, riflessione dialogata che parte dal “Narrami o diva” dell’Iliade omerica, e attraverso grandi tappe scavate sulla storia occidentale arriva al cosmo stellato leopardiano. Filiberti, che è uomo di profonde e vaste cognizioni, rievoca attraverso figure mitiche o letterarie la nostalgia per un mondo di bellezza e di libertà incontaminata, cosciente del nostro tempo attuale … destinato alla morte. … questo vasto affresco che seduce il pubblico e lo tiene col fiato sul collo per  tre ore  è una lotta …

tra la dimensione di Eros e Poesia e la tentazione di un’apocalissi, non rivelatrice, bensì distruttrice … Nei dialoghi di letteratura preziosa, citazionista non per sfoggio ma per “rielaborazione affettiva e ricreazione linguistica “ … nelle musiche “frammentate” … , nella dimensione terrorizzante ed onirica di un incendio cosmico (la marcia funebre di Sigfrido come lutto dell’Eroe), nelle coreografie di corpi parlanti la pittura di Reni, Guercino e Poussin, c’è la visione metaforica e pulsante insieme del Crepuscolo di Arcadia e del dolore immenso per  questo suo lento morire.Una vena dolente e talvolta ineluttabile, un elogio del tempo perduto melanconico trascorrono in quest’opera che vede tutti i registri dell’arte e della vita: dramma, commedia, poesia, mito ed edonismo, dialettica, ricerca di senso, glacialità attuale in un susseguirsi di grandi quadri scenici come una modernissima opera-totale.

Dal paganesimo al romanticismo, dalla classicità al barocco, al Nulla attuale, Filiberti sgrana un lavoro, denso di sottotesti, gravido di pensieri e al contempo desideroso di ritrovare l’immensa, liberante gioia di vivere. E forse di un ingresso in quella dimensione del puro spirito che con la visione … di un infinito grondante di stelle sembra  avvicinare i due giovani superstiti dinnanzi al cosmo al principio di una nuova creazione,libera dal sangue e dalla morte. Spettacolo bello e grandioso, terribile e fascinoso, chiuso nella platea di un teatro come entro una crisalide pregna di mistero i cui gemiti e la cui luce Filiberti, ricercatore di Bellezza, vuole sondare, rievocare, trafiggere  e rischiarare. CITTA’ NUOVA