TEATRO

settembre 2017 | “PARSIFAL” | NUOVA PRODUZIONE


 Ripresa Trilogia “IL PIANTO DELLE MUSE”


2016/2017 | “INTORNO A DON CARLOS: PROVE D’AUTENTICITÁ”


LIBRI

“EPITAFFIO PER IL SUBLIME: IL DON CARLOS

di Marco FILIBERTI edizioni Titivillus


“INTORNO ALLA NOVISSIMA PRATTICA DEL DRAMMATIZZARE SULLE ROVINE DEL MONDO”

di Marco FILIBERTI – edizioni Titivillus


“IL PIANTO DELLE MUSE”
Trilogia apocalittica per un’opera-mondo di Marco Filiberti


Dal 2016 è uscito in tutta Italia il cofanetto “Il Pianto delle Muse” comprendente un LIBRO e 3 DVD a cura di Pierfrancesco GIANNANGELI
fotografie di  Maria Elena Fantasia e Stefano Binci
con un epilogo di  Grazia Marchianò

Presentazioni del Volume “Il Pianto delle Muse”

3-4-5 Aprile 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di Macerata
15 Aprile 2016 MAGA Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Gallarate
21 Maggio 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di bologna
24 Maggio 2016 ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI di Firenze
7 Giugno 2016 TEATRO ARGENTINA Roma
16 Giugno 2016 PALAZZO DELLA CORGNA Città della Pieve
11 Novembre 2016 ATENEO VENETO di Venezia
18 Novembre 2016 ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA Londra

Copertina credits trilogia

Il pianto delle Muse è un’opera monografica a cura di Pierfrancesco Giannangeli, edita da Titivillus, comprendente un libro e tre DVD che presentano l’omonima trilogia di spettacoli del regista e autore Marco Filiberti. Un grande affresco declinato in tre stazioni (Conversation Pieces – Byron’s Ruins – Il crepuscolo di Arcadia), volto ad indagare il percorso di svilimento spirituale, antropologico, artistico ed estetico al quale ci ha consegnato la modernità, dal suo affacciarsi sulla scena della storia umana al principio del XIX secolo, fino al consolidamento durante il XX secolo, con una spaventosa accelerazione negli ultimi trent’anni. La specificità di questo percorso, anche in rapporto ad altre esperienze di drammaturgia teatrale sensibili al tema in questione, risiede in due punti: la “sistematicità” del pensiero che lo sottende e la decisione di raccontare l’apocalisse in corso non attraverso i suoi esecrabili effetti – quotidianamente sotto gli occhi di tutti – ma esclusivamente attraverso ciò che l’umanità ha forse inesorabilmente perduto: il mito, il sacro e il bello. La trilogia inscena la colpa della contemporaneità, dalla quale – per Filiberti – nessun uomo può dirsi esente.

Il volume, oltre ad un ricco corredo di immagini a firma di Maria Elena Fantasia e Stefano Binci, include interventi saggistici di Giannangeli e di Grazia Marchianò, i copioni integrali degli spettacoli e una lunga dissertazione di Marco Filiberti inerente al rapporto tra rovinismo e contemporaneità, fulcro della sua ricerca teatrale.

Il cofanetto include tre DVD che contengono gli spettacoli integrali e un apparato di contenuti extra. I filmati, nella loro alta qualità audiovisiva restituiscono al pubblico con intatta fedeltà l’incanto sprigionato sulla scena. Prodotta da Le Vie Del Teatro in Terra Di Siena e Fondazione Pergolesi-Spontini con la partecipazione di Amat Teatri delle Marche e Teatro Comunale di Città Della Pieve, la trilogia Il pianto delle Muse è andata in scena tra il 2012 e il 2015 tra Marche, Umbria e Toscana.

Marco Filiberti consegna nella trilogia Il pianto delle Muse il frutto della propria lotta con una materia poetica incandescente coagulata sulla skené teatrale, specchio immutevole della mutante e contristata scena del mondo. Assistito alla maniera socratica dal proprio dàimon, Filiberti distilla nella sua opera, presentata in questa sede a cura di Pierfrancesco Giannangeli, un’idea di teatro che sfocia deliberatamente, seppure in sordina, in un modello di paideia, di ri-educazione estetica e civile capace, nella tensione ideale che la ispira, di opporsi a quello che Filiberti, senza mezzi termini, definisce il ‘collasso antropologico’ in corso oggi. Ne Il pianto delle Muse le pathosformeln si dispiegano in una misurata polifonia di gesti, posture, suoni, installazioni, effetti di luce e penombra, rallentamenti e accelerazioni nella recitazione e nei silenzi degli attori, dèi ex machina di un ‘accadimento’ che impone agli interpreti un tirocinio di macerante svuotamento di sé. La naturalezza della solitudine gestativa dell’autore si sposa con le solitudini di creativi a lui affini, i suoi “poeti morti”, e azzera le distanze dei secoli in un tempo sospeso nel quale riconoscere la ri-velazione di quel sublime poetico al quale l’autore de Il pianto delle Muse ha dedicato tutto se stesso.

dall’Epilogo di Grazia Marchianò