area media

Press Cinema

CAIN-manifestoCAIN (2015/2016)

Filiberti, autore molto curioso, non riconciliato … nulla è casuale in quest’opera pregevole che si nutre di paesaggi naturali in spregio delle volgarità ed umane tentazioni di oggi, notti e tramonti “contro” le prove corruttrici del teatro, come forse Byron voleva dimostrare. E il cast è bello, infelice, aulico.
(M. PORRO – IL CORRIERE DELLA SERA)

La tragedia fa da contrappunto a un’altra dicotomia, quella tra caos e armonia di gesti e performance vissuti come visioni “byroniane”, in squarci tra l’onirico e il performante, fotografati come in un film di Rainer Werner Fassbinder. Marco Filiberti … dimostra anche con Cain di avere un talento difficilmente imbrigliabile … Quello di Filiberti resta uno sguardo uguale a nessun altro, capace di rendere palpitante la materia melodrammatica dei suoi film senza paura di risultare aulico.
(M. GERVASINI – FILM TV)

Cain dramma di passioni … Filiberti attualizza Byron … nutrendosi di teatro e letteratura
(LA REPUBBLICA)

Notturni ed aurore, alberi fosforescenti e pleniluni romantici. Cavalli bianchi nelle nebbie e sterminate colline senesi. Una cornice di eventi naturalistici che tuttavia fuggono talora nel visionario e nell’onirico a contenere – se si può contenere – l’ultimo lavoro di Marco Filiberti, artista-autore di notevole spessore intellettuale e dalle infinite domande. Elementi che lo rendono un regista controcorrente nell’attuale sistema teatrale-cinematografico, sulla cui vacuità egli insiste in quest’opera, dove i byroniani Manfred-Cain coesistono in un melodramma contemplativo e filosofico, sulfureo e drammatico, in cui ogni suggestione precedente è filtrata attraverso una spiccata originalità. Dove è la bellezza e dove è la verità? Quale il loro confine? È una delle domande che il film – un teatro nel teatro (ma anche un teatro-cinema liberamente oscillante tra le due forme) – si pone e che Filiberti sgrana attraverso “quadri” ove sogno, danza, parola, orrore ed anche morte si intersecano quasi spiegandosi l’un l’altro con continui rimandi tra morte e vita, tra prova sul palcoscenico e prova nella realtà, fra l’orrore per l’attuale caos e nostalgia di una passata armonia … Filiberti dipana il suo racconto viaggiando tra finzione e realtà, chiedendo ed ottenendo dal cast una partecipazione emotiva ed una verità di accenti cui la musica non invasiva conferisce il timbro della sincerità. Corpi e nature, interni e “paesi”, fotografati come un ciclo pittorico, alleggeriscono il film, di per sé molto esigente, e coronano di attimi di poesia la meditazione accesa di Filiberti sull’uomo e la storia, cercata dall’autore come Diogene con la lanterna.
(M. DAL BELLO – CITTA’ NUOVA)

C’è sempre un’immagine da catturare in Cain da fermare, prima che questa sfugga via … Dopo Poco più di un anno fa e Il compleanno, anche Cain è un altro film sul corpo … Filiberti sembra davvero abbattere i confini tra teatro e cinema. C’è sicuramente la lezione di Visconti, ma nella apparente solarità sembrano scorgersi anche le tracce di Branagh di Molto rumore per nulla. C’è una consapevolezza di sguardo notevole in Cain, piuttosto anomala nel cinema italiano di oggi. Che fa vedere anche le crepe di un sistema produttivo corrotto, ma non ne fa mai denuncia aperta. Anche se si sente proprio in quell’isolamento del casale nella campagna, dove la rappresentazione, l’arte, diventano prima di tutto un’esigenza autentica che però si scontra con le regole del mercato. Il cinema di Filiberti ha un impeto visivo romantico e tempestoso. Un cinema fisico e astratto, che fa sentire le diverse temperature emotive e gli stati d’animo più differenti. Dove tra personaggio e attore non c’è tanto identificazione ma quasi una specie di vita parallela. Come se il corpo si fosse ancora una volta sdoppiato …
(S. EMILIANI – SENTIERI SELVAGGI)

Il film vanta la partecipazione di Renato Scarpa e di un nutrito gruppo di giovani attori talentuosi … è un film colto, fuori dall’omologazione vigente. Una menzione particolare merita la fantastica fotografia di Mauro Toscano. Un film da vedere e rivedere!
(F.BRANCACCIO- MY DREAMS.IT )

In una Toscana dark, ossianica, un Byron da brivido … Con un certo coraggio visionario Marco Filiberti si immerge in quella riflessione poetica con Cain … e per riaccendere il coraggio ribelle dei versi byroniani, il film ricorre al dispositivo del teatro nel teatro …
(LA REPUBBLICA – IL VENERDI’)

Marvellous scenography and reminiscent of the style of films of Antonioni…
(Carole Woddis – THE THEATRE VOICE)

Cain has visuals of enormous resonance with a literary and questing intent…
(MARIAN KENNEDY.COM)

There is also some superb acting across the board… Filiberti should be praised for the way he has successfully combined two, if not three, genres seamlessly behind the camera, creating a compelling and dark drama that does, on occasion, become a work of art.
(THE ICE FOREST FILM REVIEW)

compleannoIL COMPLEANNo (2009/2010)

Filiberti, talento del cinema off, fa un film imbevuto di umori viscontiani… Opera coraggiosa, di sensualità espansa, il super melò promette molto in un’atmosfera barocca… con un cast magico
dove primeggiano la De Medeiros e Gassman, ma la scoperta è Massimo Poggio”
(Maurizio Porro, CORRIERE DELLA SERA 16 settembre 2009)

“Un melodramma raffinato e a tinte forti… affidato ad un cast di efficacissimi attori”
(Gloria Satta, IL MESSAGGERO 26 agosto 2009)

“Una standing ovation di dieci minuti ha accompagnato la proiezione de Il Compleanno….applausi più che meritati per un film italiano ambizioso che non ha paura di abbandonare le strade minimaliste del nostro cinema per abbracciare la tradizione del mèlo da Sirk a Visconti fino ad Ozon”.
(Giovanni Spagnoletti, CLOSE-UP 9 settembre 2009)

“Marco Filiberti mette in scena un melodramma raffinato, ma non privo di tocchi di humor, alludendo a Visconti e al fiammeggiante mélo hollywoodiano di Sirk”
(Roberto Nepoti, LA REPUBBLICA 28 agosto 2010)

“Marco Filiberti non è un regista come gli altri… è un intellettuale di una finezza che raramente si può incontrare in chi fa il “cinematografaro” di mestiere. La prima cosa che sorprende di Il Compleanno è come il regista riesca a “tenere” tutte le suggestioni che intende inserire nella drammaturgia in una struttura narrativa semplice e lineare. La verità è che Il Compleanno è innanzitutto un formidabile update dei codici del melodramma viscontiano…il regista è davvero un’ipotesi di “Visconti del Terzo Millennio”, ma che possiede al tempo stesso una vitalità e una capacità di essere sempre “dentro” le cose che racconta. Il Compleanno rischia di essere equivocato proprio perché “troppo colto” e intelligente, e soprattutto molto poco italiano nella definizione di caratteri e situazioni. Ma dietro lo strato di motivi culturali, soggiace un’anima, e soprattutto carne viva: anche queste sono rarità per il cinema italiano”.
(Sergio Di Lino, CINEMA AVVENIRE 15 dicembre 2009)

“Un’opera raffinata, neoclassica,come da tempo non se ne vedevano”
(BLOW UP CINEMAGAZINE)

“Splendido film, sincero,impietoso nel mettere in scena un desiderio che travolge tutto diventando ossessione e generando un dolore che è quasi fisico … Cinema d’alta qualità che attraverso il genere melò sceglie di parlare di noi con le nostre paure, evidenziando il male oscuro dei nostri tempi”
(ARTE E ARTI MAGAZINE)

“Filiberti è finalmente l’esempio di un regista italiano che non ha paura di niente…il suo film riesce a buttarti addosso tutto il suo piacere, il suo erotismo, e il suo dolore incarnato… con momenti di grande cinema. Il Compleanno segna un ulteriore e deciso passo in avanti rispetto alla promettente opera prima, materializzando un mondo interiore che esce fuori con un impeto incontrollabile”
(Simone Emiliani, SENTIERI SELVAGGI 8 settembre 2009)

“Tutto in questo film ha un valore e un peso…è un racconto epifanico che risveglia tutti i sensi attraverso l’immagine, i colori e le luci (vista), attraverso le musiche (udito), lasciando l’amaro in bocca (gusto) e invadendo l’atmosfera di odore di salsedine (olfatto) che risalta l’attenzione per il corpo che la macchina da presa sembra voler sfiorare (tatto)”
(Tania Sollazzo, MOVIESUSHI .IT 7 settembre 2009)

Filiberti rinverdisce i fasti del melodramma cinematografico con raffinata ed elegante modernità. La sua è opera diversa. Diversa dai canoni sui quali si muove solitamente il cinema di casa nostra. Osa molto il cineasta, e scruta tra le pieghe dei suoi personaggi e della realtà che li circonda senza cercare scorciatoie furbe e scene da captatio benevolentiae. Bravissimi tutti, nessuno escluso. Difficile incontrare una simile perfezione stilistica e filmica.
(Maria Pia De Rango, FILM REVIEW settembre 2009)

Il regista è bravissimo a dirigere un “teorema” che chiama anche lo spettatore a denudarsi di pregiudizi e resistenze e a immedesimarsi con qualcuno dei “corpi al sole” travolti dall’insolito destino. Il film è coraggioso come raramente il/nel cinema italiano. Generoso tutto il cast, ma spicca Massimo Poggio in un ruolo difficilissimo.
(Mauro Gervasini FILM TV giugno 2009)

Lo stile di Filiberti è sempre raffinato, così come la sua capacità di mettere in scena un melodramma dai toni vivaci. Non indulge mai al facile effetto e dosa ogni ingrediente con equilibrio.
(CIAK dicembre 2010)

“Il Compleanno, un titolo destinato a lasciare il segno”
(Marco Müller, IL MESSAGERO 26 agosto 2009)

“Un Compleanno meraviglioso. Qui si sfiora il capolavoro … Una bella sceneggiatura e un’approfondita analisi psicologica dei personaggi rendono l’intera opera imperdibile. Ottima l’interpretazione di tutti … ma assolutamente eccelsa la prova e il grande contributo di Massimo Poggio in un ruolo difficile, scomodo … e forse perfino pericoloso in un paese che vive con i paraocchi”
(BLUEVELVET 11 giugno 2010)

“L’opera seconda di Filiberti è un film di indubbia forza ed efficacia che ricorda le più cupe opere di Woody Allen come Interiors”
(Giovanni Galletta, CINEMAITALIANO.IT 3 settembre 2009)

“Nulla sarà come prima per i protagonisti del film come anche per gli spettatori”.
(Davide Muscillo, DAZEBAO.ORG 3 settembre 2009)

“Il Compleanno di Marco Filiberti, una delle opere più belle presenti alla Mostra di Venezia”
(Massimo Giraldi, FILM TV settembre 2009)

“Non c’è nessun dubbio sulla drammaticità di questo film … Luci che si stemperano e accendono il focus con intensità crescente, suggerendo aperture e trame tra tutti i personaggi … Un bel film con tutte le parti al proprio posto di un regista giovane e colto, un film per tutti”
(Livia Bidoli, GOTHIC NETWORK 20 settembre 2009)

“Filiberti conosce molto bene Visconti. E si vede … La maestria di Filiberti nel giocare con queste suggestioni non la si coglie, comunque, solo nella precisione certosina con cui si muove questa messe di riferimenti colti, quanto, piuttosto, nell’abilità con cui essi vengono aggiornati alla sensibilità moderna senza mai perdere quel rigore rappresentativo che pure era caro a Visconti … Come “Gruppo di Famiglia in un Interno” … anche il Compleanno costituisce un’accorata riflessione sul senso del Nuovo che irrompe forzosamente nel chiuso di una coscienza … Il film ci racconta tra le righe un Italia sempre più ossessionata da modelli culturali retrivi e da un radicale abbandono della cultura e dello studio in favore di un mondo di più facili guadagni. Un mondo berlusconiano dove la famiglia sempre più si sgretola lasciando intravedere, oltre il sesso, un disperante vuoto di valori.”
(Giovanni Spagnoletti, CLOSE-UP 7 settembre 2009)

“Massimo Poggio diventa man mano il protagonista dimostrando una bravura sorprendente … Filiberti sa muovere con padronanza la macchina da presa e sa creare le giuste atmosfere di tensione fra i personaggi”
(Alessandro Aniballi, RADIOCINEMA 15 settembre 2009)

“Compleanno da applausi: ottima accoglienza per il melo’ di Filiberti: “vivere di passione unico modo di afferrare la vita”… Ottima la prova recitativa di Massimo Poggio.”
(Giuseppe Zaccaria CINEMATOGRAFO 9 settembre 2009)

“Al di là del buon cast … è la fotografia fortemente contrasta di Roberta Allegrini a rappresentare uno dei lati più interessanti dell’operazione… mentre Filiberti … sfoggia una regia decisamente apprezzabile”
(Francesco Lomuscio, FILM UP 9 settembre 2009)

“La passione crescente giunge come in un melodramma moderno alla sua conclusione elegantissima ed efficace lasciando nello spettatore un senso di commozione profonda ….una pellicola di una profondità tale come in Italia non si vedevano da molti anni, quasi un dramma di Anton Cechov per come tutti i protagonisti sono descritti e definiti.”
(AGI Agenzia giornalistica italiana, 28 agosto 2009)

“L’analisi specificatamente estetica del film Il Compleanno si schiude su un manufatto di prestigiosa e preziosa fattura. Filiberti si muove sulle note del wagneriano Tristano e Isotta, sfiora la Recherche di Marcel Proust, si ferma con suadente palpito sul mistero della coppia, per slittare infine, con grazia merlettata, sulla “Allegrezza cosmica” della sensualità. L’assunto tematico si staglia, con la perfezione di un mosaico, quando dalla “geografia ideale” si passa ai meandri imperscrutabili dell’animo umano …Gli attori secondano con esatta scansione timbrica le attese del regista”
(Gregorio Napoli, SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI 22 ottobre 2009)

Ciò che si palesa subito è l’assoluta anomalia de Il Compleanno all’interno dei percorsi ai quali ci ha (maldestramente) abituato il cinema nostrano … E’ nella speranza di una fuga nell’utopia estrema … di una recherche del tempo perduto che non tornerà mai più, che i protagonisti diventano gli artefici involontari di un gioco al massacro che non potrà che condurre alla dissoluzione, non tanto delle scelte borghesi quanto dello status stesso di famiglia ( nel suo più alto senso etimologico), senza dubbio l’asse attorno al quale ruota l’intero senso della messa in scena architettata da Filiberti, debitrice della lezione dei grandi maestri del melodramma cinematografico Sirk e Fassbinder … Brava la Cescon, millimetrica, per precisione e intensità la resa attoriale di Poggio, letteralmente folgorante la De Medeiros … ci rammarichiamo di un utilizzo fin troppo parco di un attore di livello come Christo Jivkov e esultiamo per la sempre ottima interpretazione di Piera Degli Esposti.
(Raffaele Meale, CINECLANDESTINO 7 settembre 2009)

“Sgargiante luce solare che nasconde le ombre dell’anima come nei mélo di Sirk e un cast fascinosamente sensuale”
(Francesco Alo’, IL MESSAGGERO dicembre 2010)

Il regista mette in scena un neo-mélo a tesi, quella appunto dell’inautenticità della contemporaneità. Tragedia ineluttabile che spazza via il fragile equilibrio della precarietà esistenziale … Qui si respira aria internazionale
(Federico Pontiggia, CINEMATOGRAFO giugno 2010)

“Passion and obsession collide in David’s birthday. David’s birthday poses such profound questions even as it moves and involves us in the lives (and fates) of its quartet of flawed, and therefore readily recognizable, men and women. Filiberti has a number of adept directorial and visual touches: following Francesca’s emotional turmoil over the accidental drowing of a young swimmer, we get a succession of brief scenes without dialogue, narrated by the gentle strains of a violin…Finally, a climatic moment near the end of the film makes a perfect,operatic bookend for the opening scene of the film at the opera.
(John Arkelian, ARTSFORUM MAGAZINE Ottobre 2009)

“E’ molto curiosa e variegata la carriera artistica di Marco Filiberti. Ha frequentato teatro, cinema e sale di registrazione. Ha unito Brecht e Ariosto. Ha proposto se stesso come tratto forte di un film che ha suscitato scalpore e scandalo. Adesso si è cimentato in un’importante produzione internazionale. Ha forse una specifica identificazione che unisce tutte questi trascorsi così eccentrici: la passione per il melodramma. Il suo nuovo film è una ronda amorosa, un turbine emotivo che si scatena in un contesto mediterraneo. Queste passioni hanno una dimensione carnale … Qui le reminiscenze classiche – Ulisse, la maga Circe, il contrasto dell’uomo con la forza prorompente della natura – hanno conseguenze che modificheranno definitivamente la vita dei protagonisti. Nulla sarà mai più come prima, ogni personaggio dovrà fare i conti con un passato che non c’è più. Sono le leggi del melodramma che richiedono sentimenti forti, passioni travolgenti, modifiche che invadono i personaggi, comportando vere e proprie mutazioni genetiche…. La grande forza di Marco Filiberti consiste nel portare all’estremo tutto questo, nell’osare, nel mettersi in gioco. Il cinema contemporaneo ha bisogno di melodramma. Ha bisogno di emozioni forti, di momenti di suggestione che superino la contemporaneità. In questo, Filiberti ha fatto tesoro della propria carriera. Non si può restare indifferenti di fronte a un lavoro che non ha nulla di sommesso, di pacato, di mediato. Come la vita, come l’amore.”
(Steve Della Casa, – dal libro Il Mélo Ritrovato – Il Compleanno di Marco Filiberti)
(ed. De Luca Editori d’Arte)

pornodivo_9POCO PIU’ DI UN ANNO FA – diario di un pornodivo (2003/04)

Un oggetto non identificato e sorprendente. Con lo spudorato coraggio di esporsi che non vuol coincidere con la volontà di trasgredire. Un’esposizione frontale di corpo e anima…riflessioni meditate su morte e amore, solitudine e narcisismo…tra cortocircuiti almodovariani e suggestioni jarmaniane, Riki e la sua amica Luna cercano solo di dare emozioni alle persone. Sanno che la paura mangia l’anima, e vogliono solo che li si ami.
(Duel)

Poco più di un anno fa , opera prima che i tedeschi hanno amato subito e che in Italia ha già spaccato in due pubblico e critica. Marco Filiberti ha scelto per la sua opera prima di vestire i panni (scomodi) di un pornodivo gay, stupendo per intensità e bravura. Non solo: ha scritto un copione calibratissimo, ha diretto una bella pattuglia d’attori con piglio inusuale al nostro cinema e ha posizionato la sua messa in scena sulle coordinate della commedia drammatica americana degli anni ’50.
(Film TV)

Marco Filiberti, raffinato regista laureato in Proust, dirige e interpreta senza veli e soprattutto senza moralismi, vita e suicidio di un pornodivo gay per bene. …Un autore coraggioso, che sa come e perché raccontare… con alcuni difetti speciali, ma anche sapienza narrativa e originalità fuori dal cinema omologato.
(Corriere della Sera)

Bisogna dire che è difficile trattare argomenti così, in maniera persino poetica. Filiberti è riuscito nella sfida. Il suo è un film che più dell’hardcore, più dell’omosessualità, più dei pregiudizi parla di
rapporti umani … Tutto il film vive di un incontro-scontro tra una carnalità che tiene i personaggi attaccati ad una sensazione terrena delle cose ed un anelito a qualcosa che va ben oltre. Gli angeli,
che siano bambini, adulti o sculture, ricorrono spesso nel film quasi a significare una trascendenza delle vite di tutti. Una trascendenza che non ha nulla a che fare con la religione, ma che anzi, è tanto più vera quanto più è legata ad un’urgenza di vivere. Il film parla anche del bisogno di diventare qualcuno per dimostrare di esistere… Forse il film di Filiberti è una delle maniere più sincere per dire che, anche nella diversità, ogni persona potrebbe essere un angelo.
(Film UP)

Filiberti impone una fisicità che ci ricorda il compianto River Phoenix di Belli e Dannati.
(Il Messaggero)

In questo periodo spicca solo Poco più di un anno fa, notevole esordio dell’autore e attore Marco Filiberti, consigliato ai cinefili e agli “impegnati” sensibili alle tematiche e alle ossessioni “alla
Fassbinder”. Cinema-teatro di confine, passioni che contorcono alla Sirk, messinscena a tinte forti secondo uno strano intreccio tra il cinema di Visconti e il “mito” di Moana Pozzi. Si presenta così
l’esordio coraggioso di Marco Filiberti … questo affascinante film parla di emozioni intense, di passioni esagerate …
(Ordine e Libertà)

Uno sguardo assolutamente provocatorio, illuminato e truccato come per un fotoromanzo: quello sguardo è Poco più di un anno fa…la storia di un desiderio di immortalità … ma allo stesso tempo il racconto drammatico della solitudine, dell’illusione del successo, dell’incapacità di innamorarsi di un personaggio che spinge fino all’eccesso il suo egocentrismo.
(Il Sole 24 Ore)

Esagitato. Colorato. Iperrealistico e classico allo stesso tempo. Melò, commedia e malinconicamente drammatico. Sincero, diretto, a tratti sgradevole altre grottescamente ingenuo. E’ tutto questo l’esordio registico di Marco Filiberti, presentato con straordinario successo al recente Festival di Berlino – sezione Panorama – . E’ già una rarità un debutto cinematografico che non solchi la tradizione realista e neorealista di tanto cinema italiano, ma è ancor più “merce preziosa” il talento di un regista/sceneggiatore/attore che non si lascia incastrare nei perversi meccanismi di un cinema commerciale o intellettualistico autoriale che tanto danno hanno arrecato agli esordienti del nostro cinema. E così, ecco, nascere la storia della celebre porno star gay Riccardo Soldani, in arte Riki Kandinsky (un Marco Filiberti attore generoso ed appassionato nel mettersi “a nudo” in prima persona non risparmiando in intensità e verità). Ma nessun intento dell’autore di realizzare l’ennesima pellicola “gaia” tanto di moda in questi recenti anni di ipocrita e consumistica tolleranza, ma l’ambizione ancor più temeraria ed emozionante di raccontare l’incontro/scontro della conoscenza dell’altro da sé… Marco Filiberti colpisce “semplicemente” al cuore con una storia d’amore tra due fratelli come raramente il cinema italiano ha saputo raccontare … Un film che nel suo incontrollato caleidoscopio di umori, suoni, colori ed emozioni è destinato a lasciare una chiara impronta nel piatto e spesso edulcorato panorama della produzione cinematografica italiana. Così alcuni personaggi irrisolti ma ipnotici ( come l’amica Luna, della sempre bella ed intensa Rosalinda Celentano), alcune scene madri tenute in precario ma emozionante equilibrio ( la confessione straziante di Angela, che ci regala una Erica Blanc perversamente sincera ed umana),alcuni snodi narrativi poco chiari (i traumi familiari di Riki) diventano la perdonabili e fascinose imperfezioni che rendono ancora più prezioso questo piccolo gioiello che speriamo il mercato premi e così sperare in un’opera seconda di Marco Filiberti che siamo certi saprà continuare a raccontare con più controllate ma sempre sincere emozioni le vita di “ Angeli”… lontani dal Paradiso!
(Cinema con Arte)

Poco più di un anno fa è una spiazzante opera d’esordio che mette in luce un autore-attore italiano assolutamente anomalo nel detestare il realismo e puntare al Sublime.
(Duel)

Con un’opera prima che stupisce ed emoziona, s’impone un nuovo nome, Marco Filiberti, che entra di diritto nell’olimpo dei grandi debuttanti… Talentuoso regista/attore d’area fassbinderiana, ama un mondo di dinamiche sirkiana, magnifiche ossessioni, specchi della vita e umori viscontiani … forse perché assomiglia così tanto a Helmut Berger o forse perché i suoi modi di interagire con il cinema si alimentano del coraggio dei semplici e dell’insolenza dei puri. Ambiziosa eppure umile, e cromata di quelle sfumature che dividono (gl)i (iper)sensibili da coloro che rifiutano per paura ogni tipo di confronto, la sua opera prima luccica di emozioni, esplode amore, irrompe nelle lacrime, contorce e meraviglia. Piovuto dal cielo, Filiberti accompagna i suoi attori in uno stato di grazia … e stupisce anche nei panni di Riki kandinsky, manipolando con squisita leggerezza materie narrative di frontiera, svelando fragilità e corpo. Compresi ventiquattro centimetri di orgogliosa vanità.
(Film TV)

Su tutto il film aleggia un’aureola mistica e simbolica che incarna il desiderio del tentativo da parte del protagonista di donare alla propria figura una corporeità diversa, quasi inconsistente, nonostante la grande fisicità della professione che esercita, insieme all’anelito di redimere il mondo attraverso l’utopia dell’arte e della sua capacità di polverizzare il tempo ed il conseguente oblio.
(Sentieri Selvaggi)

Grazie al suo regista e interprete, il performer teatrale Marco Filiberti, simpatico come un folletto shakespeariano uscito dal Sogno di una notte di mezza estate, Poco più di un anno fa è un’opera
tremendamente vitale … Marco Filiberti affronta brillantemente due tabù che di solito sconvolgono il giovane cinema italiano: il corpo e l’amore gay. Non è poco. … Un frullatone kitsch di divismo e autoironia. Manifesto da urlo, ma titolo sbagliato.
(Il Messaggero)

L’amore è la materia di cui è plasmato il film di Filiberti che ha raccolto grandi applausi a Berlino oltre a suscitare notevoli curiosità intorno al multicreativo regista/ protagonista/sceneggiatore … insomma una gara stile “ due o tre cose che so di lui”… Ben lontano dal film italiano carino o politically correct, girato con toni melò anni cinquanta e dialoghi di leggerezza ariosa e profondità d’animo, il film apre spunti di riflessione sul divismo, la favola nonsense narcisista, le relazioni umane, le apparenze. Insomma qui si parla dell’amore senza se e senza ma … sprigionato dall’eterea Luna (meravigliosamente interpretata da Rosalinda Celentano) , essere misterioso che canta il bosco profumato di Riki/Filiberti e che quando parte alla ricerca di altri territori da esplorare, lascia in realtà una scia di vuoto irreparabile.
(il Manifesto)

Un film importante, controcorrente, destinato a restare…
(Guide Magazine)

A Berlino, il cinema italiano, di solito così soft, spara un’icona gay nel firmamento del festival e conquista pubblico e critica.
(Libero)

Con le giarrettiere di Richard Gere, i glutei di George Clooney e il corpo di Riki Kandinsky… il nudo maschile entusiasma Berlino.
(La Stampa)

Un tipico pubblico berlinese, commosso e partecipe, ha accolto l’ultimo italiano del Festival, Marco Filiberti. Come Fassbinder o Rosa von Praunheim, il giovane cineasta costruisce un melodramma gay sulla biografia di una star dell’hard. … a dominare un cast ricchissimo di presenze è proprio lui, Marco Filiberti, che è Riki Kandinsky con suggestivo esibizionismo.
(Tam Tam Cinema)

Bello, androgino, palesemente narcisista, sorta di novello Helmut Berger italiano, si chiama Marco Filiberti. Ed è coraggioso, anche. O incosciente, a scelta e stampa nel cinema italiano un’icona
sexy/gay/androgina che ancora non c’era.
(Kataweb Cinema)

Diretto con stile nel contempo incisivo e lieve, Poco più di un anno fa è un viaggio nelle umane fragilità ricco di poesia, intenso e avvolgente, che si rifà ad un certo cinema americano ed abbraccia la dimensione emotiva, lirica, del mondo classico. Nel film c’è la sottile inquietudine di Hedwig, la sensualità sfacciata di Boogie Nigths, ma anche una levità antica, una melanconia che affonda lontano le sue radici…di rara intensità e con una presenza scenica non comune nel panorama nazionale è Marco Filiberti. Un film commovente, profondo, che rinuncia ai facili ammiccamenti e alle ipocrisie, un’opera matura e pulsante che arriva nel profondo, come lo sguardo del suo protagonista.
(Cinema Oltre)

E decisamente la sorpresa della stagione è questo film diretto, nonostante le tematiche non facilissime, in maniera estremamente delicata ed elegante da Marco Filiberti, che, tra l’altro, veste i panni del protagonista, offrendo un’interpretazione in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore.
(Virtualmilanocinema)

Filiberti, sin dalle prime scene, ha pensato e realizzato un film che non accetta le mezze misure, che si ama o si odia … Filiberti ha il pregio di allontanarsi da molti dei vizi e dei difetti che accompagnano gli esordi dei nostri registi. Poco più di un anno fa non è l’ennesima opera minimalista, solipsistica, morettiana, ombelicale, che riesce a guardare solo negli appartamenti di un condominio, è un film concepito come un’opera bigger than life , con un personaggio che vuole farsi accettare e poi amare, senza concessioni alla retorica.
(Cineforum)

Osannato al festival di Berlino … è già un cult.
(Il Secolo d’Italia)

Riki/Filiberti crea un’icona angelica e new age capace di comunicare al mondo il proprio edonistico benessere svelando la verità nascosta dal perbenismo.
(Il Mucchio Selvaggio)

La prise de role nel cinema da parte di Marco Filiberti mi ha ricordato gli esordi, nel mondo musicale, di Renato Zero negli anni ’70: mai visto niente di vagamente simile prima d’ora, almeno in Italia. Una personalità originalissima che non prende in prestito niente da nessuno, e sbatte in faccia, con una grazia inusitata, profondità abissali mascherate da leggerezza e ironia … alla proiezione alla quale ho assistito, inframmezzata da continui applausi, il pubblico non lo mollava un attimo e al termine gli ha tributato uno di quegli applausi carichi d’amore che tanti artisti non ricevono in un’intera carriera. Marco Filiberti é creatura che emana forza, dolcezza e un’intelligenza rara … con quell’aura di poesia che gli aleggia intorno, siamo certi che per il suo pubblico sarà  un punto di riferimento del tutto speciale.
(Cinestar)

Scorching! A male porn star discovers the meaning of life….Marco Filiberti, in an audacious writing and directing debut, has lots on his mind and much in his heart…
(Kevin Thomas – LOS ANGELES TIMES)

Marco Filiberti shows fantastic intensity and talent…
(SCREEN)

Seductive! Sex, honesty and Italian porn – it’s what the word needs right now! It’s hard not feel a pang of jealousy for this blond Adonis making love to the camera. … Adored is an intensely personal film…
(Danen Frei – GENRE MAGAZINE)

Charming! A bold blend of heart and soul, camp, sexual titulation and family timult into an engrossing tale…
( Lawrence Ferber – THE ADVOCATE )

What’s most amazing is that the porn star is also the director and writer of the film, adding to the amazement how this intriguing, twisting, erotic story made it to the big screen with such poignancy and beauty. It’s a major accomplishment for Marco Filiberti…it’s not a gay film, not is pornographic in any way. It’s beautifully and erotically shot, directed and acted. It’s hauntingly erotic and dripping whit romance…Anyone who’s ever been obsessed with someone beautiful will become obsessed with this movie.
(Mike Szymanski – TRIBUNE MEDIA)

Lavishly shot and designed, another throwback to the era when directors like Roger Vadim and Radley Metzger lavishly mixed sex, sets, risque humor and melodrama. Adored isn’t just a generous look at the porn business: it’s a look at life and human behavior.
(Loren Kin – PLANET OUT )

Marco Filiberti unapologetically celebrates the joy of sex, the glories of Italian men and the diversity of family…This dazzling and provocative debut celebrates the life of an unlikely hero with a healthy dose of glamour, sex and the perfect mix of melodrama
(Carl Spence – PALM SPRINGS SCREENING)

Riki Kandinsky is like Baryshnikov of gay male porn: beautiful, magnificent, universally Adored…Filiberti bravely sentimentalizes the hardcore sex industry in order to tell a tale of universal feeling. And the numerous musical montages from Riki’s porn sets are definitely genre ground-breakers! … Whit Adored, the high melodrama is a genre returning to vogue as Todd Haynes’ Far from heaven and Ferzan Ozpetek’s His secret life
(Le fate ignoranti) (Martin Haro – WIRE)

Adored trascends the clichés of conventional melodrama and looks fabulous while doing so. Marco Filiberti imbues his titular hero with a brazen intelligence…Funny, emotional, and heartrending, Adored effortlessly earns its title.
(Josh Hamilton – INSTINCT)

Filiberti is not just another pretty face: playing in a beautiful way the sex-symbol role, Filiberti points out that Kandinsky’s huge ego is a sign of his fragility.
(Loann Halden – TWN FILM PROFILE)

The acting is just superb. Marco Filiberti, is dead-on magnificent as Riki/Riccardo. He has just the right amount of gravitas, philosopher, sex appeal, humor and compassion to make the character and film work. For a first-time director, AND first-time writer, AND firs-time actor, this is nothing short of astounding. Urbano Barberini is just as good…he handles every scene with real emotional responsiveness…. Gone with the wind isn’t a realistic film about the antebellum South.
Jaws is not an accurate film about shark fishing. Yet, these films are considered classic, masterpieces even. Marco Filiberti has created a film that is blatantly unrealistic in its depiction of gay porn stars and family relationships…in this beautiful film, he has created a word to believe in.
(Tim Evanson – IMDB COMMENTS)

With his curly blond hair and carefully plucked eyebrows, Mr. Filiberti resembles one of the pretty young man who haunted the late films of Luchino Visconti – like Bjorn Andresen in Death in Venice or Helmut Berger in Conversation Piece. Mr. Filiberti has also created a Viscontian aristocratic background for his character…
(Dave Kehr – THE NEW YORK TIMES)

Riki seems to be the porn star embodiment of Cupid/Eros from Greek mythos, complete with the soul of a Romantic-era literaly hero…This movie was captivating in many ways and truly a pleasure to see…
(Aly Walansky – CULTURE DOSE)

It’s not about porn or being gay. It’s about love
(Elizabeth Weitzman – DAILY NEWS)

This heart – and crotch-warning paean to self – expression represents a new genre of film…You’ll laugh, you’ll cry and you’ll swoon over Riki’s prehensile mouth and come-hither look. But you’ll also be impressed by a well-written narrative that refreshingly probes the very italian, very human theme of longing for family, while subverting and appropriating the conventions of a morality play
(Nancy Fishman – BAY TIMES SAN FRANCISCO)

Filiberti, such new Valentino, is packaging of looks and brains make us long for his future roles
(THE HOLLYWOOD REPORTER)

ADORED is a superb film that smacks of brilliance on every level. The fact that this is the writing, directing AND acting debut of Marco Filiberti should alert the cinema world that a major talent has arrived…Marco Filiberti has produced so much food for thought, tender discussions about acceptance of who we are, our need for connection, and a “ fabulous “ look into the gay porn industry, that those who are not moved by this film will be few. The cinematography, costumes, set décor, music, and above all, the acting is all of the very highest caliber. Filiberti has unique method of storytelling that gives notice of a true creative mind on his initial venture. Not only is he a fine writer and a very fine director, he is a feast for the eyes and an actor whose magnetism in front of the camera is impossible to ignore. By all means this a film to see and purchase, as it is one of the “sleeper giants “ of the year.
(Grandy Harp – AMAZON)

vesperoVESPERO A TIVOLI (2001)

Al 54° Festival Internazionale del Cinema di Salerno il primo premio per il miglior cortometraggio è stato attribuito all’unanimità dalla giuria a Vespero a Tivoli dell’esordiente Marco Filiberti, per gli alti valori estetici e culturali e per la buona padronanza del mezzo cinematografico.
(LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO)

Suggestioni del tutto particolari sono arrivate dal poeticissimo Marco Filiberti con il suo Vespero a Tivoli. La raffinatezza del suo essere artista riesce ad evocare addirittura Visconti, grazie anche alla forte somiglianza con l’attore-culto del grande cineasta, Helmut Berger…il pubblico americano ha molto gradito questo cortometraggio imbevuto di suggestioni europee…
(LOS ANGELES MAGAZINE)

medoraSULLE TRACCE DI MEDORA (2006)

Sofferto, sentito e commovente ritratto di Filiberti dedicato alla sua infanzia, ai suoi genitori (soprattutto sua madre, accarezzata dalle note di “Grande, grande, grande” di Mina e “Domani è un altro giorno” della Vanoni) nel quale in poco meno di 17 minuti sciorina il suo concetto di cinema malinconico (più dalle parti di Poco più di un anno fa e Il compleanno che non da quelle astruse di Cain). Filmati in super8, pezzi di Verdi e Ravel, un Filiberti che mette a nudo i suoi sentimenti e le sue mestizie (la telefonata iniziale) non rinunciando alla drammaturgia (la torre di Medora). Momenti memorabili sono la telefonata iniziale che mostra come l’arte di Filiberti non sia commerciabile o accomodante, il “no” della madre, Filiberti e i suoi sonni inquieti.
(IL DAVIDOTTI)